Satoshy & La Banda Balloon – “L’Ignoto”

Satoshy & La Banda Balloon – “L’Ignoto”

Pubblicato poche settimane fa, L'Ignoto, disco di debutto di Satoshy e la Banda Balloon, è un album decisamente in controtendenza rispetto alla scena rap odierna del nostro paese.
 
La proposta è quella di un rap fortemente contaminato dal jazz e dal funk che, da una parte, richiama gli anni 90, dall'altra guarda al futuro. Interamente autoprodotto, l'album presenta basi in gran parte oper della Banda Balloon, gruppo a cui il rapper e producer Satoshy si è appoggiato, che suona qui in modo malinconico e fortemente evocativo, perfettamente in linea con il mood dell'album. Un mood, in una parola, introspettivo, fortemente legato alla terra d'origine degli artisti: la Calabria.
 
Il rumore del mare, i termini marinareschi e le numerose figure retoriche con soggetto, appunto, il mare non sono che un segno di questo legame che dona all'album una certa coerenza.
 
Un suo pregio è proprio la coerenza, che riesce persino ad emergere dalla varietà di queste diciotto tracce, la cui base cambia spesso di genere. Ciò rende L'Ignoto costantemente interessante all'ascolto e dimostra la grande poliedricità nella produzione e della stessa band.
 
Si passa da una prima parte decisamente più d'atmosfera con canzoni come Il Mare e L'Ignoto, precedute da una lunga Intro, che hanno come compito quello di immergerci nel mood generale. Il sound è più vicino al jazz, specialmente ne Il Mare, ed è piuttosto rilassato, per poi cambiare di colpo con un pezzo come Sfuggito. Non mancano canzoni romantiche come Portala Con Te, in cui Francesca Calabrò canta un buon bridge o la mia preferita Allegorie, in cui la leggera base jazz lascia spazio all'abilità del rapper con un testo davvero articolato.
 
Quello che mi ha sorpreso è che venga lasciato davvero tanto spazio alla Banda Balloon nonché la presenza di brani strumentali davvero di buona fattura, come Visiting Planets e Mo-Shair, che sono perfette come intervallo tra una traccia e l'altra e meglio di banali skit, più tipiche del genere.
 
Le sfuriate arrivano con brani come 23:50, uno sfogo sulla scena rap odierna, non tanto sugli artisti quanto su quello che deve fare un artista per affermarsi o la già citata Sfuggito che presenta una base che oserei definire post-rock.
 
Parlando invece del lato puramente rap di questo album, Satoshy si dimostra un rapper dalle buone capacità. Il suo essere amante della scena anni 90 viene fuori sia dal suo stile, secondo me ispirato nel flow a MF DOOM, sia da pezzi come Like the Moon (Blu) dove nostalgicamente ricorda il vecchio sound.
 
I temi che tratta sono principalmente sentimentali, ma nel senso stretto del termine, quindi non solo canzoni d'amore, ma anche di rabbia, solitudine e malinconia. Il tutto usando un vocabolario piuttosto ampio e dimostrando grande abilità nei giochi di parole e nell'uso di metafore.
 
I testi, insomma, non sono banali e anzi, a dire il vero, richiedono attenzione e non sono decisamente fatti per un ascolto a mente sgombra.
 
Il principale difetto di questo lavoro è proprio il suo essere impegnativo. Un'ora di musica così densa, sia nelle basi che nei testi e, a mio parere, una certa ripetitività nel flow di Satoshy, potrebbero rendere l'opera adatta solo a certi momenti. Sia chiaro, nulla di insostenibile, ma si ha come la sensazione che la fruizione sia consigliata per intero e non sempre si desidera ascoltare un album come questo, in cui è davvero difficile estrarre singoli.
 
Concludendo, ritengo questo lavoro davvero ambizioso e di buona fattura; si tratta di un disco coraggioso che non scende a compromessi, anche a costo di non essere per tutti e di risultare a volte faticoso. Dieci minuti in meno e un po' di leggerezza in più avrebbero giovato, ma si tratta comunque di piccolezze. Sono curioso di vedere cosa farà in futuro Satoshy perché per ora L'Ignoto è un ottimo biglietto da visita. 
 
Voto: 7.5/10
 
 
Andrea Insalaco

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