Giovanni Truppi a Villa Ada tra poesia, civiltà e tanto altro

Giovanni Truppi a Villa Ada tra poesia, civiltà e tanto altro

C'è chi non riesce ad ascoltare Giovanni Truppi perché pensa faccia musica elitaria, che sia fatta solo di una serie di sproloqui intellettualoidi e senza musicalità. Poi c'è chi lo segue in tour, chi si emoziona ascoltando i suoi dischi e ai concerti canta quasi tutte le sue canzoni, nonostante siano per lo più senza ritornello e tutt'altro che facili da memorizzare.
È proprio questo il fascino di Truppi: è l'unico nel panorama musicale italiano ad essere esplicitamente diverso, a non avere il ben che minimo desiderio di inseguire il suono di altri. È il solo a non poter essere inscatolato in un sottogenere definito, perché le sue radici non sono così facili da identificare. Compone di getto, apparentemente, ma quando suona dal vivo le sue canzoni si percepisce benissimo la cura con cui le interpreta e la grande sintonia che è stata creata, prova dopo prova, con il suo gruppo. 
Il concerto di ieri sera a Villa Ada a Roma, aperto dagli altrettanto bravi I Quartieri - che tutto sembravano fuorché arrugginiti, come hanno detto di sentirsi - è durato due ore tonde tonde, senza troppi intermezzi e frasi di circostanza, perché tanto tutto quello che doveva dire lo ha messo per iscritto, lo recita, lo canta, lo suona e lo fa cantare al suo pubblico.
In una scaletta di una ventina di pezzi, riarrangiati in modo tale da dare il giusto rilievo anche ai silenzi e un peso maggiore alle parole, ha ripercorso tutta la sua evoluzione dal primo album, C'è un me dentro di me, fino all'ultimo, Poesia e Civiltà, facendo commuovere con brani come Quando ridiAdamo e Scomparire, e sorridere con le più ironiche I miei primi sei mesi da rockstar, Superman e Stai andando bene Giovanni, ma anche e soprattutto riflettere con testi meno personali come L'unica oltre l'amore.
Certe persone sono paesaggi conosciuti. Lui è un paesaggio vastissimo e incontaminato, tutto da esplorare. 

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