Auto-intervista: lo scrittore Stefano Duranti Poccetti

Auto-intervista: lo scrittore Stefano Duranti Poccetti

Questo esperimento non è per niente semplice, eppure voglio fare un tentativo e vedere cosa ne viene fuori. Di norma si viene intervistati da qualcuno o l'intervista la si fa a qualcun altro. Oggi invece io intervisterò me stesso, o me stesso intervisterà me, dipende da quale prospettiva la si voglia vedere. Ne approfitterò per farmi quelle domande che nessuno mi ha posto, per cercare di mettere in luce aspetti per me importanti.
 
Ciao Stefano, posso darti del tu? Nel 2016 pubblicavi “Frammenti dalla Senna”, uscito per Ensemble Edizioni. Cosa sai dirmi del libro?
Diamoci del tu, certo! Credo che ormai ci conosciamo abbastanza bene. Quel volume è per me molto più di un libro, ma una vera e propria esperienza vissuta sul campo. Ho soggiornato a Parigi tra il 2013 e il 2014 e da quegli intensi otto mesi è nato “Frammenti dalla Senna”. Rettifico, non abitavo a Parigi, ma in banlieu, a Aubervilliers, e questa è una nota fondamentale, dato che l'ispirazione principale è nata dall'umanità che ho respirato in quei luoghi, dove l'uomo è molto meno inquinato dalle vicissitudini sociali rispetto ad altri centri più “sviluppati”. Dal mio punto di vista la periferia è il massimo della poesia, è lì che si scorge il mondo a trecentosessanta gradi.
 
Chi sono i tuoi Autori di riferimento?
Ho Autori di riferimento spirituale, nel senso che non credo di ricalcare il modello stilistico di nessuno, o perlomeno per me è così, anche se posso vedermi solo dall'interno, dunque un occhio esterno potrebbe accorgersi di cose diverse. Amo Goethe, per me il “Faust” è la massima opera che abbia mai letto, poi Eichendorff, Schopehauer, Zola, Dumas, Verlaine, Ibsen e molti atri. Amo poi molti Maestri italiani, purtroppo un po' trascurati, come Malaparte, Fucini, Bernari, Pontiggia, Zanzotto, e altri rinomati, come Pasolini e D'Annunzio. Una miscellanea di stili e di poetiche che hanno forgiato la mia estetica e che ancora continua ad evolversi, giorno dopo giorno.
 
Quanto ci vuole per arrivare a un segno definito?
Io dico sempre che finché non abbiamo finito non abbiamo iniziato. Finché non arriva l'ultimo afflato, siamo, e dovremmo averne la consapevolezza, dei principianti. Siamo continuamente in divenire. Ho iniziato con la poesia, per poi passare al teatro e alla prosa, per infine tornare alla poesia, ma in modo diverso, da quando coltivo la mia “Poetica del frammento”, dove mi dedico al frammento lirico in prosa. Ho scritto molto in questo senso e credo che ancora lo farò. Sento che dopo anni ho raggiunto un segno forte e che può essere ancora rafforzato. Poi nel futuro non so cosa succederà e dove arriverò - la volontà non è tutto, c'è anche chi ci guida.
 
Dacci una prova tangibile di questa “Poetica del frammento”, di cosa si tratta?
Questo è l'ultimo frammento che ho scritto:
“Devo raggiungere il baratro per vincere e afferrare il massimo grigiore dell'esistere per  allietarmi di un solo spiraglio luminoso. Lo sfrangierò quello spiraglio, ne ricaverò un cielo immenso fatto di luccichii infiniti. La salvezza sta dall'altra parte, laggiù, in fondo, nei profondi abissi dove giacciono relitti solitari. Ce ne stiamo sereni a perpetuare in questa calma piatta, ma quando c'inabisseremo lo sapremo che quella non era felicità, ma niente altro che quieta evanescenza. Naviga e lotta, capovolgi il mondo e vivi il più basso lato. Muori e rinasci: consapevole e bello.”
 
Hai pubblicato quest'anno tre libri: “Frammenti di baseball”, “Mortali e Immortali” e “Don Chisciotte in frammenti”, ma sarebbe troppo scontato chiederti di questi. Parlami piuttosto di “Storie del Santo Maledetto”.
Mi fa piacere che mi chiedi di questo lavoro, perché lo ritengo una buona opera, ma ero ancora in un periodo di ingenuità, quando credevo che bastasse scrivere un libro per farlo conoscere, mentre un Autore deve fare molto di più. “Storie del Santo Maledetto”, che vede l'introduzione e la copertina di Massimo Triolo, è stato pubblicato con Akkuaria nel 2015. Il Santo Maledetto è un personaggio extra-umano, che ha in sé sia tutti gli elementi del Bene che del Male, enti dei quali è figlio. Può essere buonissimo come cattivissimo e del suo carattere bipolare ne è piena vittima. Elemento importante: sua zia è la Società Malata.
 
Ci sono poi questi titoli, caduti un po' nel dimenticatoio: “La voce dell'alba” e “Per una Nuova Commedia dell'Arte”, non sei molto bravo a diffondere i tuoi libri!
In effetti una volta ho peccato di pigrizia in questo, ma poi sono migliorato. “La voce dell'alba” l'ho pubblicato con Edmond nel 2009 ed è stato il mio primo libro, che vede l'introduzione di Nicola Caldarone. Si tratta di una silloge di poesie in versi, in cui raccolsi le liriche da me scritte fino a quel periodo. “Per una Nuova Commedia dell'Arte” lo pubblicai invece con Akkuaria nel 2015, con prefazione di Francesco Pace e illustrazioni di Laura Falcinelli. Sono testi teatrali in cui ipotizzo l'avvento di una Nuova Commedia di Zanni, con maschere originali, inventate da me. Ho cercato di creare personaggi comici contestualizzandoli all'odierna società, dove si trovano, per esempio, il Politico Corrotto o il Mafioso Caduto in Fallimento, nonché il Vecchio Spaccatutto o lo Psicologo Spione.
 
Domanda spinosa: la politica rovina il mondo dell'Arte e della letteratura?
L'etichetta rovina eccome! Uno scrittore, come qualunque altro artista, non dovrebbe mai essere considerato per le sue attitudini politiche, o presunte tali. Io amo Pasolini come d'Annunzio, Rodari come Malaparte. Le loro idee politiche e private appartengono al loro universo intimo, noi dovremmo valutarli soltanto in quanto scrittori e poeti.
 
Per concludere, Stefano, cosa dovrebbe fare oggi uno scrittore per emergere?
Innanzitutto, non avere timore e non tenere i suoi scritti nel cassetto. Un editore non ruberà mai il testo all'Autore - poi oggi, grazie alle email, abbiamo modo di tutelarci. Inoltre, non bisogna essere prime donne, ma aiutarsi e cercare di instaurare gruppi e collaborazioni. Non dimentichiamo che i più grandi scrittori e poeti sono nati all'interno di determinate aggregazioni. Con la letteratura non si vive e anche questo bisogna tenerlo a mente, anche se bisogna valutare che tipo di scrittore si vuole essere: uno che cerca la qualità o la vendita? Cambia molto, il primo è un artista, l'altro, nella maggioranza dei casi, no. È questione di scelte, io preferisco puntare a Dio e alla spiritualità, lasciando da parte le tendenza e l'emulazione. Altri consigli che potrei dare sono quelli di rileggere sempre attentamente quello che si scrive e poi, contrariamente a quello che ho fatto io in passato, di non essere pigri nel diffondere i propri libri attraverso presentazioni, ricerche di recensioni, ospitate in programmi... Non basta soltanto scrivere purtroppo, ma è importante fare molto di più. In ogni caso, lo scrittore non è solo chi emerge e chi pubblica, scrittore è anche chi ha scritto, ma non vuole o non può rivelare la sua opera, è la vocazione in effetti che fa l'artista. Credo sia tutto Destinato e sarà la Storia in fin dei conti a decidere chi rimane e chi se ne va. 
 
Link vendita
https://www.ibs.it/frammenti-di-baseball-fantasie-sensazioni-libro-stefano-duranti-poccetti

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