Nightguide intervista gli XIXA, i signori gotici del desert rock, presto in Italia per due show imperdibili

Nightguide intervista gli XIXA, i signori gotici del desert rock, presto in Italia per due show imperdibili

XIXA arrivano finalmente in Italia con le loro sonorità dark per due imperdibili appuntamenti, il 24 ottobre al Freakout di Bologna e il 25 ottobre al Circolo Ohibò di Milano. In apertura ai due concerti italiani, oltre che a Reims (Francia) e Saragozza (Spagna) si esibirà Black Snake Moan. 
 
Con il nuovo EP, The Code, i signori gotici di Tucson raggiungono ancora una volta una landa sonora in cui gli strumenti e le parole si coniugano in un rock psichedelico accattivante. La band, particolarmente prolifica, si sta preparando anche all'uscita del prossimo album, Genesis, prevista per i primi mesi del 2020.
The Code coniuga i suoni del profondo sud ovest, con chitarre grintose, e il desertico blues, con dei tratti dark e un po' western. L'ep è un passo naturale nell'evoluzione artistica della band: una collezione di canzoni virtuose, aggrovigliate e crude, intense e con un pizzico di orrore gotico. 


In vista delle due date italiane abbiamo incontrato in anteprima Brian Lopez, Gabriel Sullivan per farci raccontare qualcosa in più sul nuovo progetto e su quello che ci aspetta nei loro show.

Nightguide. Sono curiosissimo di sapere come sia nata la vostra band e come avete deciso di seguire questo sentiero artistico così peculiare: non mi pare che abbiate scelto la via facile, direi.
Brian Lopez. Si, cos'è la via facile? (ridono)
Gabriel Sullivan. Si, vorrei saperlo pure io. Circa sei anni fa eravamo solo una cover band e quando abbiamo iniziato con la band Brian era davvero eccitato da questo stile musicale chicha, basato molto sulla chitarra. E' un funk senza pressione, che inaspettatamente ha fatto si che la band avesse successo: alle persone è piaciuto e abbiamo iniziato ad attirarne sempre di più, cosa che ci ha spinto ad approfondire e aumentare il materiale originale. Veniamo tutti da background rock e indie, e seguire queste influenze chicha è stata una novità. Abbiamo cambiato il nome e l'estetica della band e abbiamo iniziato a suonare in giro per il mondo.

NG. Non so come sia negli USA, ma da noi la vostra musica è davvero difficile da poter sentire, e per me è stato un piacere ascoltarvi perché è qualcosa di nuovo.
BL. Si, non mi vengono in mente molte altre band con questo sound, e in alcune situazioni i fan, le label o le etichette di booking non riuscivano bene a etichettare il nostro lavoro.

NG. Ho letto sul vostro Facebook che avete definito il vostro genere musicale “chiamatelo come preferite”: non vi piace essere etichettati.
BL. Si, non è una cosa che ci preoccupa, il sound ci viene naturale.

NG. E' una cosa che di solito non chiedo, ma sono troppo curioso: c'è un significato dietro al vostro nome? Perchè è una parola che non ho mai sentito prima.
GS. E' una specie di gioco di parole con la parola chicha, semplicemtne questo.

NG. Ok. Ho ascoltato il vostro ultimo EP e ho trovato che comparato col primo album siate andati ancora più avanti verso una direzione psichedelica e gotica, e tutta la musica mi sembra ermetica e distorta: c'è una linea che unisce queste quattro tracce al prossimo album o no? Perchè ho notato alcuni cambiamento nella vostra musica, o mi sbaglio?
BL. Si, credo che con Bloodline, il primo disco, e col primo EP stessimo ancora cercando di trovarci bene con l'idea di rilasciare in giro la nostra musica con questo genere chicha. Nei dischi che abbiamo fatto abbiamo aumentato quella presenza e quell'estetica, lanciandoci ancora di più in quel mondo perché sai, con Bloodline stavamo ancora lavorando per scoprire come eravamo, cosa eravamo in quanto band, e adesso lo sappiamo perfettamente, e conosciamo le nostre personalità individuali e come gruppo.

NG. Hai parlato prima di un cambiamento di nome della band e di aver scelto di dare più attenzione all'estetica. Sono stato molto colpito dall'accuratezza dell'estetica in tutta la vostra produzione, a partire dalla musica fino alle cover degli album fino alle idee per i video: è qualcosa che fate voi, non ci pensa uno staff, vero?
GS. Si, è una cosa molto naturale che ci è venuta quando abbiamo iniziato con la band. Portare questa estetica è un duro lavoro, portare i visual sul palco. La nostra scelta numero uno è stata Daniel Marquez Diaz, un artista di fama mondiale con base a Tucson che era molto eccitato dalla musica e ha immediatamente tirato fuori una tavola per disegnare. A volte per fare musica parti da altre direzioni, come l'arte, e ti immagini come poter parlare di certe cose nel mondo dei Xixa: è un modo molto interessante per lavorare, e la band continua la sua collaborazione con lui e sentiamo che tutto ciò che facciamo è sempre più preciso e focalizzato, continuiamo a scendere sempre di più in questo mondo che stiamo scoprendo.

NG. Devo fare i miei sinceri complimenti, perché di solito molte band usano l'estetica per coprire la mancanza di qualità, ma nel vostro caso l'estetica è funzionale alla vostra musica, è valore aggiunto.
BL. Oh, grazie! (ride) E' un bilanciare fra la musica e la presentazione perché nessuna delle due tolga niente all'altra. Ho visto molte band portare un sacco di roba sul palco e portarci troppa poca musica e si, è una sfida trovare questo equilibro, e capire cosa vogliamo essere.

NG. Considerando tutti i vostri stili e tutto ciò che abbiamo detto fino ad ora, pensi che facciate parte di quella categoria di artisti che prendono la vita come viene o andate avanti con un'idea precisa per il futuro?
BL. Decisamente, credo che non seguiamo un sentiero predeterminato o un'impostazione mentale precisa per quanto riguarda la band e il fare musica. Scriviamo insieme solitamente, tutti nella stessa stanza, e abbiamo idee molto veloci che registriamo velocemente, registriamo live ogni canzone che rilasciamo poco tempo dopo averla scritta. Scriviamo, le proviamo per un paio di mesi e andiamo in studio dove tutto è già acceso: per questo ultimo lavoro abbiamo lavorato sulle idee, buttandole giù e seguendo il flusso.

The Code


NG. Come mai avete scelto di mettere il Braille sulla cover dell'EP? Ci ho messo tutto il pomeriggio per tradurre ogni simbolo e non capisco comunque in nessun modo il primo simbolo! Ho trovato qualche vocale accentata in alcune lingue, ma non lo capisco.

BL. Dici il simbolo nella cover, il primo?
GS. Il primo è Xixa. X.IX.A.

NG. Ah, ecco. Ho cercato anche su Google e ho letto tutto su The Code ma non l'avevo capito. Però ho studiato!
BL. (ride) Si, forte! L'uso del Braille nasce dalle conversazioni con Daniel, su come volevamo che questo disco rappresentasse davvero l'idea di un codice, e credo che anche le canzoni diano l'idea di immagini più che di storie vere e proprie: paesaggi, visioni, cose di questo tipo. Stiamo ancora cercando di capire cosa stiamo creando e questa nuova lingua che stiamo creando combinando tutti questi stili musicali, e il Braille sembrava una lingua che permette di comunicare in modi che non potrebbero usare a persone che non potrebbero riuscire a farlo, quindi era il canale perfetto di rappresentazione.

NG. C'è qualcosa che, come artisti, sognate di fare nel futuro prossimo? Per esempio un'opera, o vi immagino molto bene a comporre una colonna sonora per un film stile Tarantino. C'è qualcosa del genere che volete fare, un grande sogno?
BL. Non credo che ci sia un grande sogno, viviamo più giorno per giorno (ride). Vogliamo solo continuare ad andare avanti e vedere dove ci porterà tutto questo. Hai parlato di colonne sonore, e credo che avremmo il sound perfetto per alcuni show o film, ma vedremo cosa succederà.

NG. Si, dovrebbero chiamarvi per forza.
GS. Ok, fallo succedere Luigi! (ride)

NG. Conoscete Sergio Leone o Ennio Morricone? Credo sareste perfetti per il remake di un loro film.
BL. Ecco, dopo questo e l'opera mi hai messo l'idea in testa! (ride) Sarebbe davvero forte!
NG. Sarete presto in Italia per due date, ma so che non è la prima volta che venite qui: come è stata accolta la vostra musica la prima volta che avete suonato in Italia?
BL. Abbiamo suonato in una cattedrale, e ovviamente l'immaginario spirituale e religioso nella nostra estetica e nei testi ne ha giovato. Il nostro set up in questa bellissima cattedrale è stata una cosa meravigliosa da vedere per noi, ma anche terrificante, perché siamo una band ad alto volume! (ride) puoi solo immaginare come ci sentivamo in una cattedrale. Sarebbe stato davvero doloroso, e l'acustica sarebbe stata terribile senza tanta gente dentro. Alla fine quella chiesa era strapiena, e la gente era felice, ed è stata un'esperienza memorabile per tutti noi.

NG. Sono andato sul vostro canale YouTube e ho trovato alcuni commenti entusiastici in italiano, cosa che significa che vi conosciamo bene in Italia: quindi c'è sicuramente qualcuno che vi aspetta. Io verrò a Bologna, perché ora sono davvero curioso di vedervi dal vivo.
Ultima domanda: quali sono le tre parole con cui descrivereste cose è per voi la musica, nella vostra vita.
GS. Oh, wow. Pain in the ass. Sono quattro (ridono).

NG. Ok, posso fare un'eccezione. Ora tocca a te Brian.
BL. Con tutto quello che sta succedendo, pensare alla musica mi fa venire in mente soprattutto la trascendenza, anche se non sono tre parole.

NG. E' la prima, questa?
BL. Oddio, devono essercene altre due? (ride). Broke (senza una lira), trascendenza...oddio, Luigi, mi stai uccidendo con questa domanda.

NG. Si, tutti dicono Oh merda a un certo punto.
BL. Ah. Broke, trascendenza e merda? (ridono) Oddio, sto per vomitarmi addosso.

NG. Io sono perfettamente soddisfatto di queste tre!
BL. Ok, facciamo così!
Intervista a cura di Luigi Rizzo
 

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