Nightguide intervista Enrico Molteni. I Tre Allegri Ragazzi Morti sono la band mascherata più amata di sempre.

Nightguide intervista Enrico Molteni. I Tre Allegri Ragazzi Morti sono la band mascherata più amata di sempre.

Parte il 31 maggio il tour estivo dei TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI per presentare “SINDACATO DEI SOGNI”, il nuovo album. Conosciuti per le loro performance mascherate e i live di rock essenziale, TARM sono considerati uno dei pilastri della scena punk rock alternativa italiana.

Tre allegri ragazzi morti - Caramella


La band ha appena pubblicato il singolo “Lavorare per il male” feat. Pierpaolo Capovilla in occasione della giornata della Festa del Lavoro e concluso il tour indoor in cui ha collezionato ben 10 sold out, confermandosi il gruppo mascherato più amato d'Italia.
I Tre allegri ragazzi morti hanno presentato “Sindacato dei sogni” in diverse trasmissioni televisive e radiofoniche: Stracult (02/05/2019) Rai2, Radio1 Music Club, Radio2 Rock and Roll Circus, Radio1 In viva voce, Radio3 La Lingua Batte, Radio1 Sciarada, Radio1 Centocittà, Radio Deejay Tropical Pizza, Radio Lattemiele. La band è stata anche intervista dal Tg1 Rai e da Rainews24.

Tre allegri ragazzi morti - Bengala 


L'album è stato recensito nell'edizione nazionale del Corriere della Sera, Il Venerdì di Repubblica ha dedicato una doppia pagina di intervista alla band, mentre la rivista Rockerilla ha destinato loro la copertina del numero di febbraio 2019 e 12 pagine interne con focus e intervista. Numerosi altri quotidiani e riviste di settore hanno parlato dell'album “Sindacato dei sogni”.
Tre allegri ragazzi morti - Calamita

Lo scorso venerdì 3 maggio, inoltre, Tre allegri ragazzi morti si sono esibiti in uno speciale concerto in onda dalle su Rai Radio2, in diretta dalla Sala B di Via Asiago a Roma per 'Radio2 Live'.

“SINDACATO DEI SOGNI” - IL DISCO
 
“Sindacato dei sogni” arriva a tre anni dal precedente “Inumani” ed è pubblicato da La Tempesta, l'etichetta indipendente fondata proprio dai Tre allegri, e la distribuzione di Believe/Master Music.

Il titolo è un chiaro omaggio al rock psichedelico (“Sindacato dei sogni” è la traduzione di The Dream Syndicate, il gruppo californiano formato nel 1981 da Steve Wynn, massimo esponente del movimento musicale Paisley Underground) ed il nuovo album dei Tre allegri, che sembra a primo ascolto un ritorno al sound originale del gruppo, contiene molte dolcissime novità.
Dal disco sono stati estratti i videoclip dei brani “Caramella”, “Bengala”, “Calamita” e “Una ceramica italiana persa in California”.

Nightguide. Il vostro ultimo lavoro “Sindacato dei Sogni” è uscito il 25 gennaio, e se è già parlato tantissimo in questi mesi su tutte le riviste del settore, quindi dopo 4 mesi direi che possiamo farci una bella chiacchierata su come sta andando e provare a tirare un po' le somme.
Enrico Molteni. Direi che è piaciuto abbastanza da come stanno andando le cose. Ha di sicuro contribuito a solidificare il rapporto che chi era già interessato ai Tre Allegri in quanto, in questo lavoro, non abbiamo voluto sperimentare molto e abbiamo fatto un disco molto classico e molto nelle nostre corde. Ha riavvicinato insieme tutti i nostri fan e ha contribuito a far si che ai nostri concerti vengano persone di tutte le età, dai 2 fino agli 80 anni (ride).

NG. Anche perché voi siete gli eterni Ragazzi della musica italiana e non invecchiate mai.
EM. Esatto, noi non abbiamo età. Negli ultimi album che abbiamo prodotto in questi anni sicuramente siamo stati più innovativi e abbiamo osato un pochino di più con ritmi elettronici e tribali e questo ha fatto sì che si avvicinassero alla nostra musica ragazzi più giovani, e magari qualche nostro vecchio fan aveva storto il naso a quelle piccole variazioni che avevamo fatto. Ecco perché credo che “Sindacato dei Sogni” suoni come un collante per tutti i nostri ascoltatori raccolti nei vari anni.

NG. Insomma sembra proprio che, dietro la maschera, anche voi Ragazzi stiate diventando grandi, a sentirti parlare di queste cose.
EM. Molto ma molto lentamente!

NG. Voglio approfittare del fatto che sto parlando con un Ragazzo che ha attraversato gli anni indenne per parlare di una cosa che mi è saltata all'occhio proprio in questi giorni anche leggendo alcune cose che avete detto voi, ma che in generale sto riscontrando in molti artisti quando ci parlo. Secondo te come mai negli ultimi due anni si è avuta questo inaspettato cambio di tendenza dal digitale all'analogico? Moltissimi artisti stanno ritornando ai vinili, ai rullini, all'arte tangibile a discapito di tutta quell'innovazione che tanto era stata celebrata.
EM. Se si guarda bene il mondo dell'arte ci ha abituato tante volte a questi improvvisi ripensamenti dopo eccessivi stati di euforia. Basta vedere il sound elettronico degli anni '80 che era visto come il futuro della musica e poi in realtà è durato pochissimo, anche se adesso qualcuno lo sta rispolverando. Come musicista ti posso dire che secondo me gli strumenti analogici e classici restituiscono un suono più naturale e reale proprio perché pieno di quelle imperfezioni e di quei “graffi” che il suono digitale non ha. Alla fine ti direi che i Led Zeppelin non passano mai di moda.
D'altro canto però vedi anche che questi sono gli anni della trap dove non esistono strumenti, il suono è completamente digitale e creato al computer e la struttura stessa della base musicale è molto minimale.
Come sempre nell'arte e nella moda le varie correnti coesistono, si soppiantano, spariscono e poi ritornano. Come i pantaloni a zampa di elefante e spero un giorno anche i calzini per gli uomini perché non se ne può più di queste caviglie scoperte sotto i risvoltini.

Tre allegri ragazzi morti - Una ceramica italiana persa in California


NG. Ahahahhaha in effetti chi l'avrebbe mai detto che i risvoltini sarebbero durati così tanto? (ridiamo)

EM. La caviglia nuda e la scarpa di tela anche sotto la neve non è questione di moda, è questione di buon gusto. Davvero non capisco!

NG. Tornando proprio a te e alle tue convinzioni, ho trovato sul web una tua intervista del 2013 in cui affermavi che per te il punto di forza di un artista sta nella riconoscibilità della sua opera, ovvero che per te un artista ha successo se abitua i suoi ascoltatori ad un sound, e che questa convinzione ti fosse stata sconvolta da Lady Gaga che invece ha fatto del continuo cambiamento e della non facile riconoscibilità il suo quid in più. L'ho trovata molto divertente.
EM. È vero! L'ho detto e lo penso. Sono passati tanti anni e ovviamente adesso lei è molto riconoscibile, ma se pensi ai suoi esordi, prima del successo planetario, lei cambiava ad ogni video e non avrei mai potuto riconoscerla se mi fosse passata vicino. E tutto questo andava contro quello che io pensavo di questo ambiente, ovvero quasi ad ossimoro io pensavo che per essere riconoscibile uno non dovesse fare troppi cambiamenti. Lei ovviamente ha smentito questo mio modo di pensare facendo del cambiamento il suo punto di forza.

NG. La pensi ancora così o hai cambiato idea?
EM. La penso ancora così certamente; lei rappresenta l'eccezione che conferma la regola. Ovviamente io non mi riferisco solo ad una questione di immagine, quindi non penso che sia una questione di look. Quello che volevo dire è che un artista dovrebbe avere un suo posto in cui collocarsi, un pensiero, un'idea, il modo di scrivere, il timbro vocale.

NG. Giustamente! Tra l'altro mi era caduto l'occhio proprio su quell'intervista su Youtube proprio perché a fartela era Pierpaolo Capovilla, con il quale recentemente avete fatto un nuovo brano, “Lavorare per il male”, uscito il primo maggio.
EM. Si con Pierpaolo siamo sempre legati e abbiamo fatto tante cose assieme, diciamo che giochiamo nella stessa squadra.
Nello specifico “Lavorare per il male” faceva parte delle sessioni di registrazione del nuovo album, poi tra un impegno e l'altro è andato troppo lungo e non siamo riusciti a metterlo dentro. Partiva tutto da un brano di cui noi avevamo la musica ma non avevamo un testo e abbiamo chiesto a lui se avesse voglia di farlo lui e di cantarlo.
Magari potremmo metterlo dentro in una versione deluxe dell'album. (ride)
Ti è piaciuto?

Tre Allegri Ragazzi morti - Lavorare per il male (feat. Pierpaolo Capovilla)


NG. Moltissimo! Ti dirò che appena uscito non ebbi il tempo di sentirlo ma mi lessi il testo senza sentire la musica e ti dirò che mi ha quasi fatto più impressione a leggerlo. Le parole ti arrivano dirette e forti con un messaggio molto crudo. Il testo è agghiacciante.

EM. Sicuramente letto senza musica risulta molto più serio e perde un po' di quella leggerezza data dalla voce e dalla musica, però ovviamente Pierpaolo quando si mette a fare qualcosa sa come ottenere quello che vuole e non scherza.

NG. Parlando invece degli impegni imminenti, tra poco meno di una settimana partirà il vostro tour che ho visto essere serratissimo e ricco di tantissimi festival di ogni genere e di location molto suggestive.
Nella vostra carriera ricca di successi e soddisfazioni sono rimasti dei posti in cui vi sarebbe piaciuto esibirvi e ancora non avete toccato?

EM. Diciamo che in Italia credo davvero che abbiamo suonato in tutte le situazioni possibili e immaginabili nell'arco di questi 25 anni. Una volta abbiamo suonato a New York e ti dirò che l'idea di fare un tour americano un po' è sempre rimasta li accantonata e mai dimenticata. Un po' come fanno i gruppi veri che prendono e partono. Oggettivamente credo che rimarrà soltanto un sogno perché organizzare una cosa del genere è comunque molto faticosa.
Una c'erano anche quei gruppi che organizzavano i tour in Russia e in posti del genere. Ecco se non fosse per le tante difficoltà anche linguistiche, sicuramente mi piacerebbe portare la musica dei Tre Allegri in giro per il mondo. Chi lo sa?

NG. E questo sembrerebbe essere davvero il periodo migliore per pensare ad un tour internazionale dato il numero sempre crescente di nostri connazionali che tornano ad esibirsi fuori dai confini. Negli ultimi due anni la musica italiana sembra aver ricominciato ad interessato al mercato estero.
EM. È vero, l'avevo notato anche io!

NG. Dopo una carriera così ricca e varia cosa rappresenta ora per te la Musica in 3 parole?
EM. Passione, passatempo e ricerca. Chi fa musica secondo me è alla continua ricerca di quel brivido che hai provato la prima volta che un brano ti ha davvero toccato. Più cerchi e più cose provi e più cose scopri sia di te che di lei. È una cosa che non finisce mai un po' come le ciliegie. Smetteresti mai?

NG. Ahahhaha decisamente no! E in tutti questi anni non c'è mai stato un momento in cui questa passione ha vacillato?
EM. No mai! Pensavo anche io sarebbe successo con il tempo e invece la Musica è sempre stata li senza mai tradirmi e regalandomi sempre nuove emozioni. Mi piace ascoltare cose nuove e cose vecchie senza mai stancarmi.

NG. In quest'album avete avuto molte collaborazioni artistiche che possiamo definire nelle vostre corde. Se dovesse scegliere di stupire tutti con un accostamento azzardato con chi mi piacerebbe fare un brano?
EM. Mi sarebbe davvero piaciuto con il produttore Charlie Charles che adesso sta spopolando nel mondo del rap e della trap, per vedere un po' lo stile di scrittura di Davide riarrangiato in chiave trap. Ti giuro che è una curiosità che davvero ho da tempo e credo che Charlie sia davvero un bravo produttore, quindi se proprio la dovessimo fare lui sarebbe la mia scelta.

NG. Ultimissima domanda che faccio a tutti: quali sono i 3 album che più ti hanno influenzato e mai potrebbero mancare nella tua collezione?
EM. Allora sicuramente Disintegration dei The Cure, Darkness dei Jesus and Mary Jane, London Calling dei The Clash.

Intervista a cura di Luigi Rizzo
 
 

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